{"id":6612,"date":"2022-02-15T11:57:45","date_gmt":"2022-02-15T10:57:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/?p=6612"},"modified":"2022-02-15T11:57:46","modified_gmt":"2022-02-15T10:57:46","slug":"i-luoghi-del-sito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/?p=6612","title":{"rendered":"I luoghi del Sito"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Cappella degli Scrovegni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il ciclo di Cappella degli Scrovegni, realizzato fra il 1303 e il 1305, \u00e8 il capolavoro ad affresco di Giotto meglio conservato al mondo e costituisce la massima espressione del genio creativo dell&#8217;artista, che in nessun altro luogo generer\u00e0 un\u2019opera d\u2019arte di cos\u00ec alto pregio. <\/strong>Cappella degli Scrovegni \u00e8 il luogo in cui Giotto porter\u00e0 a compimento le prime rivoluzionarie rappresentazioni dello <em>spazio in prospettiva<\/em> e approfondir\u00e0 la rappresentazione delle indagini sugli stati d&#8217;animo dell&#8217;uomo, resi con realismo e sensibilit\u00e0 straordinari. Non si tratta solo di aspetti formali, ma di un modo differente di concepire la pittura, un cambio di visione epocale che segner\u00e0 un rinnovamento profondo nell&#8217;arte occidentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Cappella degli Scrovegni rappresenta una novit\u00e0 anche per la tipologia della committenza, borghese, privata e laica, del\u00a0 banchiere Enrico Scrovegni, nonch\u00e9 per la ricerca sulla resa delle emozioni umane, il realismo con cui vengono rappresentati piante e animali, architetture, oggetti e tessuti che ci consegnano un\u2019idea fedele di come doveva svolgersi la vita degli uomini nel Trecento. Con Giotto, inoltre, inizia un altro nuovo straordinario percorso, quello dell&#8217;attualizzazione e \u201claicizzazione\u201d della storia sacra all&#8217;interno delle rappresentazioni artistiche, un percorso che continuer\u00e0 e raggiunger\u00e0 il suo pieno sviluppo negli altri cicli pittorici padovani del Trecento<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani&nbsp; <\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo degli Eremitani documenta l&#8217;elaborazione dell&#8217;arte di Giotto da parte di Guariento di Arpo e Giusto de&#8217; Menabuoi, in un arco cronologico che si estende dagli anni trenta agli anni settanta del secolo XIV. Essa, quindi, nell\u2019ambito del sito \u201cI cicli affrescati del XIV secolo di Padova\u201d<\/strong><strong>, <\/strong><strong>rappresenta una vera e propria pagina di storia della pittura murale padovana del Trecento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le ricerche spaziali compiute da Guariento nella Cappella maggiore nelle <em>Storie dei Santi Filippo, Giacomo e Agostino<\/em>, dipinte intorno al 1360, testimoniano il preciso studio<em> dell\u2019artista per la<\/em> resa delle architetture, pi\u00f9 complesse e articolate rispetto a quelle presenti nel ciclo di Giotto, con un&#8217;attenzione al particolare che conferisce al ciclo un nuovo effetto scenografico.&nbsp; Una decina d&#8217;anni dopo, nella <em>Gloria di Sant&#8217;Agostino con le Virt\u00f9 e le Arti liberali<\/em> nella Cappella Cortellieri, Giusto de&#8217; Menabuoi orienta invece le proprie ricerche sul colore, che diviene elemento determinante nel creare la spazialit\u00e0 degli ambienti e la volumetria nelle figure, seguendo un aspetto a lui pi\u00f9 affine della lezione giottesca.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le opere affrescate della chiesa degli Eremitani furono commissionate da alcune famiglie dell&#8217;aristocrazia padovana<\/strong>, legate alla Signoria dei Carraresi, con l\u2019intento di ottenere delle cappelle private decorate e quindi riconoscibili all&#8217;interno di un edificio di culto pubblico. <strong>Un aspetto assolutamente innovativo e peculiare<\/strong> della chiesa degli Eremitani <strong>\u00e8 la straordinaria presenza di una<\/strong> <strong>committenza femminile<\/strong>, quella della nobildonna Traversina Cortellieri, a Giusto de&#8217; Menabuoi per la cappella dedicata al figlio Tebaldo, cui seguir\u00e0, pochi anni dopo, quella di Fina Buzzaccarini per la decorazione del Battistero della Cattedrale al medesimo artista.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Palazzo della Ragione <\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Palazzo della Ragione, con le sue quattro grandi pareti interne del grande salone pensile del primo piano completamente affrescate, rappresenta il ciclo pi\u00f9 ampio per superficie dipinta e il pi\u00f9 articolato del sito. Il ciclo pittorico del Palazzo rappresenta l&#8217;unica commissione laica e civile: la decorazione viene infatti commissionata a Giotto dal Comune di Padova circa una dozzina d&#8217;anni dopo la conclusione degli affreschi della Cappella degli Scrovegni e la si pu\u00f2 considerare come la &#8220;risposta laica\u201d al precedente capolavoro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Peculiarit\u00e0 di questo grandioso ciclo \u00e8 che in esso ritroviamo un almanacco dipinto di enormi dimensioni composto da trecentotrentatr\u00e9 riquadri, disposti su tre registri sovrapposti, scanditi secondo i dodici mesi dell&#8217;anno nei quali si crea una corrispondenza tra segni zodiacali, mesi, mestieri e caratteri umani a seconda degli ascendenti nello zodiaco. La fascia inferiore, che conserva la maggior parte di affreschi trecenteschi, fu realizzata anche in funzione dei banchi dei tribunali (detti anche <em>dischi <\/em>o <em>deschi<\/em>) che il Palazzo ospitava, fornendo quindi una traccia concreta della funzione che sin dal Duecento il Palazzo ricopriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Le cronache del Trecento ricordano un incredibile ciclo di pitture, prima dell&#8217;incendio divampato un secolo dopo. Il tema viene per\u00f2 riproposto nel Quattrocento dai pittori Nicol\u00f2 Miretto, Stefano da Ferrara e Antonio di Pietro, nipote di Altichiero da Zevio, rispettando il modello giottesco, come testimoniano alcuni manoscritti miniati dell&#8217;epoca, in cui \u00e8 descritta l\u2019influenza dei pianeti sulla vita e le contese degli uomini, ancora secondo l&#8217;insegnamento dato a Giotto da Pietro d&#8217;Abano.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Battistero della Cattedrale <\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Entrando all\u2019interno del Battistero si ammira uno spazio interamente ricoperto di affreschi incentrati sulla <em>Storia della Salvezza <\/em>con episodi della vita di Cristo e di San Giovanni Battista:il ciclo rappresenta il capolavoro assoluto di Giusto de&#8217; Menabuoi, realizzato a partire dal 1375.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nell&#8217;ambito del sito \u201cI cicli affrescati del XIV secolo di Padova\u201d, il ciclo di Giusto esprime compiutamente lo sviluppo delle ricerche sulla &#8220;prospettiva&#8221; di Giotto, che nel Battistero mirano a costruire una spazialit\u00e0 di tipo illusionistico, con l&#8217;intento di coinvolgere lo spettatore nello spazio dipinto grazie all&#8217;annullamento della separazione tra architettura, pittura e scultura.<\/strong> La pittura ad affresco interessa infatti ogni minimo spazio della superficie, giungendo ad invadere anche spazi architettonicamente inusuali, come l&#8217;intradosso degli archi.<\/p>\n\n\n\n<p>Approfondendo le ricerche giottesche, Giusto affronta i problemi di resa dello spazio seguendo le regole della <em>perspectiva naturalis <\/em>che, con le proprie basi negli studi sull&#8217;ottica, era materia anche all&#8217;Universit\u00e0 di Padova, in particolare della cattedra di Biagio Pelacani. L&#8217;attenzione di Giusto verso questi aspetti \u2018scientifici\u2019 \u00e8 abbastanza singolare per l\u2019epoca e deriva proprio dal contesto in cui si trova ad operare caratterizzato dalla presenza dell&#8217;antico e prestigioso ateneo patavino.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro aspetto singolare del ciclo affrescato del Battistero \u00e8 la committenza che si deve ad una donna, Fina Buzzaccarini, moglie di Francesco il Vecchio da Carrara: questa peculiarit\u00e0 si rispecchia negli episodi dove la resa dei sentimenti e dell&#8217;espressivit\u00e0 sono interpretati da Giusto secondo una sensibilit\u00e0 femminile, pur mantenendo sempre vivo l&#8217;intento celebrativo delle pitture.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella Basilica sono presenti inoltre altri tra i maggiori protagonisti della storia dell&#8217;affresco padovano del Trecento: Giusto de\u2019 Menabuoi, Altichiero da Zevio e Jacopo Avanzi, autori di cicli affrescati di altissimo pregio che testimoniano concretamente la storia della grande committenza padovana legata alla Signoria Carrarese.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Cappella della Reggia Carrarese<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;attuale sede dell&#8217;Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, <\/strong>un tempo parte della Reggia Carrarese, presenta preziose tracce dell&#8217;antico originario splendore: parte dell&#8217;architettura con l&#8217;elegante loggiato e brani di decorazione nelle sale del pianterreno, oltre al pregevole ciclo affrescato della Cappella con le <em>Storie dell&#8217;Antico Testamento<\/em>,dipinto da Guariento di Arpo presumibilmente a partire dal 1354.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nell&#8217;ambito del sito seriale, questo ciclo rappresenta la prima opera di un pittore di corte strettamente legata alla committenza della Signoria dei Carraresi: il gusto narrativo, che caratterizza tutti i cicli pittorici padovani, qui assume una particolare eleganza cortese, che conferisce una diversa e unica interpretazione della tradizione dell\u2019affresco giottesco.<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel celebrare il potere e la ricchezza dei Carraresi, Guariento svolge il racconto in uno spazio continuo, senza soluzione di continuit\u00e0, arricchendo gli episodi di didascalie rendere ancor pi\u00f9 esplicito il messaggio di pitture dall&#8217;iconografia complessa: la salvezza dell&#8217;uomo che viene da Dio grazie all&#8217;intervento degli angeli.<\/p>\n\n\n\n<p>Entro questo spazio narrativo, Guariento realizza una\u00a0 narrazione che si svolge con straordinaria vivacit\u00e0, in una dimensione cortese dove gli episodi sono trasformati in cronaca coeva, come si pu\u00f2 intuire dalle architetture trecentesche e dall\u2019eleganza delle vesti alla moda dell&#8217;epoca, secondo quel processo d&#8217;attualizzazione della storia sacra inaugurato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Basilica e Convento di Sant\u2019Antonio<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nella Basilica e nel convento di Sant\u2019Antonio si conservano le prime testimonianze della presenza di Giotto a Padova, attivo nella Cappella della Madonna Mora, nella Cappella delle Benedizioni e nella Sala del Capitolo, in un periodo intorno al 1302-1303, ovvero poco prima alla decorazione nella Cappella degli Scrovegni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per questo motivo nell&#8217;ambito del sito seriale, essi rappresentano dal punto di vista cronologico l&#8217;inizio dell&#8217;attivit\u00e0 di Giotto in citt\u00e0<\/strong>, opere nelle quali cogliere come il maestro fiorentino avesse gi\u00e0 posto le basi della propria ricerca sulla prospettiva e sulla resa degli spazi che esprimer\u00e0 compiutamente poco dopo nella Cappella degli Scrovegni.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Oratorio di San Michele<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Oratorio di San Michele, situato vicino alla Torlonga del Castello Carrarese, sorge sulle rovine di un edificio sacro, dedicato ai santi Arcangeli, risalente probabilmente all\u2019epoca longobarda. L\u2019iscrizione presente sulla lapide accanto alla figura di San Michele, rivela con certezza la data di costruzione, 1397, il nome del committente, Pietro di Bartolomeo de Bovi e il nome dell\u2019artista che realizz\u00f2 la decorazione, Jacopo da Verona, un pittore che giunge a Padova forse al seguito di Altichiero da Zevio e con il quale collabora alla decorazione dell\u2019Oratorio di San Giorgio. <strong>L&#8217;Oratorio di San Michele presenta al suo interno un ciclo affrescato con le storie della <em>Vita della Vergine <\/em>e nell&#8217;ambito del sito seriale \u201cI cicli affrescati del XIV secolo di Padova<\/strong><strong>\u201d<\/strong><strong> rappresenta l&#8217;ultimo brano della storia della pittura ad affresco nella Padova del Trecento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nell\u2019Oratorio di San Michele, Jacopo da Verona port\u00f2 a compimento tutte le innovazioni introdotte da Giotto:<\/strong> si affina e definisce la tecnica dell&#8217;affresco, si rafforza l\u2019illusionismo nella ricerca spaziale e prospettica, gli stati d&#8217;animo dell&#8217;uomo sono indagati in una dimensione quotidiana, la narrazione fluisce nello scorrere degli episodi e l&#8217;attualizzazione e &#8220;laicizzazione&#8221; della storia sacra, oltre a inserire personalit\u00e0 illustri nelle storie bibliche o nelle vite dei santi, arriva a sostituire con i committenti e i loro familiari, i personaggi della storia sacra stessa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le vicende esecutive del ciclo affrescato nell\u2019Oratorio di San Michele si legano profondamente con la storia stessa della tecnica dell\u2019affresco<\/strong>: l\u2019anno seguente l\u2019esecuzione, nel 1398, un altro importante artista e teorico, Cennino Cennini, che a Padova scriver\u00e0 il suo <em>Libro dell\u2019arte<\/em>, il primo trattato di tecniche artistiche della storia medioevale, dove illustra dettagliatamente la tecnica dell\u2019affresco di Giotto, citato come \u201cprincipio della moderna pittura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Oratorio di San Giorgio <\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Affacciato sul sagrato della Basilica del Santo sorge l\u2019Oratorio di San Giorgio, mausoleo di famiglia iniziato da Raimondino Lupi di Soragna per accogliere le spoglie di Bonifacio, edificato seguendo il medesimo modello architettonico e modalit\u00e0 narrativa della Cappella degli Scrovegni, dopo oltre settant\u2019anni dalla sua realizzazione. &nbsp;<strong>L&#8217;Oratorio di San Giorgio presenta un ciclo pittorico dipinto ancora una volta da Altichiero, che ne decora completamente le pareti interne, tra il 1379 e il 1384, con la collaborazione di Jacopo da Verona. Nell&#8217;ambito del sito<\/strong>, <strong>il ciclo segue il percorso iniziato da Altichiero nella Cappella di San Giacomo con la ricerca dell&#8217;illusionismo prospettico, in particolare nelle architetture, del rapporto tra spazio reale e dipinto, con un&#8217;attenzione nuova alla luminosit\u00e0 del colore. &nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nelle pitture di Altichiero vengono esaltate le virt\u00f9 guerriere della famiglia Lupi, al servizio della Signoria dei Carraresi e della citt\u00e0. La qualit\u00e0 della pittura, il cromatismo raffinato, le soluzioni prospettiche e l\u2019aderenza al dato reale fanno di questo ciclo un capolavoro talmente innovativo da anticipare la spazialit\u00e0 prospettica quattrocentesca.<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca dichiarata di rifarsi al modello della Cappella degli Scrovegni emerge con evidenza dall&#8217;osservazione dell\u2019Oratorio di San Giorgio: l\u2019impianto architettonico, la decorazione entro cornici, l&#8217;organizzazione delle scene su registri sovrapposti e la citazione puntuale della volta stellata con figure entro clipei, tutto rinvia a Giotto, ma aggiornato secondo il nuovo stile gotico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cappella degli Scrovegni Il ciclo di Cappella degli Scrovegni, realizzato fra il 1303 e il 1305, \u00e8 il capolavoro ad affresco di Giotto meglio conservato al mondo e costituisce la massima espressione del genio creativo dell&#8217;artista, che in nessun altro luogo generer\u00e0 un\u2019opera d\u2019arte di cos\u00ec alto pregio. Cappella degli Scrovegni \u00e8 il luogo in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[254],"tags":[],"class_list":["post-6612","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-padova-cicli-affreschi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6612","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6612"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6612\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6613,"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6612\/revisions\/6613"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6612"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6612"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6612"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}