{"id":6909,"date":"2026-08-27T10:16:58","date_gmt":"2026-08-27T08:16:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/?p=6909"},"modified":"2026-08-27T10:17:00","modified_gmt":"2026-08-27T08:17:00","slug":"un-po-di-storia-9","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patrimoniomondiale.it\/?p=6909","title":{"rendered":"Un po&#8217; di storia&#8230;"},"content":{"rendered":"\n<p>La storia delle <strong>domus de janas<\/strong>\u00a0 si sviluppa nell\u2019arco di oltre tre millenni: le prime furono realizzate durante il <strong>Neolitico Medio<\/strong>, intorno alla met\u00e0 del V millennio a.C., e il loro utilizzo, trasformazione e riadattamento proseguirono fino alle fasi finali del Neolitico, all\u2019Eneolitico e agli inizi dell\u2019<strong>Et\u00e0 del Bronzo<\/strong>. Scavate direttamente nelle pareti rocciose, spesso all\u2019interno di affioramenti di calcare o altre rocce facilmente lavorabili, le domus de janas furono realizzate attraverso un complesso lavoro di estrazione e modellazione della pietra. Le comunit\u00e0 preistoriche utilizzavano strumenti in pietra dura e, nelle fasi pi\u00f9 recenti, anche utensili in metallo, procedendo dall\u2019esterno verso l\u2019interno per creare ambienti sempre pi\u00f9 articolati. Alcune tombe erano semplici camere funerarie, mentre altre raggiungevano una notevole complessit\u00e0 architettonica, con numerosi vani comunicanti, corridoi, pilastri, nicchie e dettagli scolpiti che richiamavano simbolicamente le abitazioni dei vivi. Le domus de janas erano spesso organizzate in <strong>necropoli<\/strong>, veri e propri luoghi collettivi destinati alla sepoltura di intere comunit\u00e0. Alcuni complessi comprendono decine di tombe distribuite lungo pareti rocciose o colline, creando paesaggi funerari di grande valore archeologico e culturale. Le sepolture erano generalmente collettive e potevano accogliere pi\u00f9 individui appartenenti allo stesso gruppo familiare o comunitario. I defunti venivano deposti insieme a corredi funerari composti da oggetti personali, strumenti, ceramiche, ornamenti e altri elementi che accompagnavano il passaggio nell\u2019aldil\u00e0, secondo pratiche rituali che testimoniano una complessa concezione del rapporto tra vita, morte e mondo degli antenati. Alcune domus de janas rappresentano vere e proprie opere d\u2019arte della preistoria europea grazie alla presenza di motivi decorativi scolpiti nella roccia, come spirali, elementi geometrici, protomi taurine e altri simboli legati alla sfera rituale. La storia delle domus de janas non si conclude con il loro abbandono come luoghi funerari. Nel corso dei secoli molte furono riutilizzate, trasformate o reinterpretate dalle comunit\u00e0 locali: alcune divennero ricoveri, ambienti agricoli, abitazioni temporanee o luoghi di culto. Questo lungo processo di frequentazione dimostra come questi monumenti siano rimasti punti di riferimento nel paesaggio e nella memoria collettiva, continuando a svolgere un ruolo nella relazione tra le comunit\u00e0 e il territorio. Anche il loro nome racconta la persistenza di questa relazione. Secondo la tradizione popolare sarda, infatti, le domus de janas erano considerate le dimore delle <strong>janas<\/strong>, piccole creature leggendarie simili a fate che abitavano nelle cavit\u00e0 della roccia. Queste narrazioni, tramandate nel tempo, hanno contribuito a conservare il ricordo di luoghi antichissimi anche quando la loro funzione originaria era ormai perduta.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia delle domus de janas\u00a0 si sviluppa nell\u2019arco di oltre tre millenni: le prime furono realizzate durante il Neolitico Medio, intorno alla met\u00e0 del V millennio a.C., e il loro utilizzo, trasformazione e riadattamento proseguirono fino alle fasi finali del Neolitico, all\u2019Eneolitico e agli inizi dell\u2019Et\u00e0 del Bronzo. 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