Castel del Monte

Con un mandato del 29 gennaio 1240, da Gubbio, Federico II di Hohenstaufen ordinò l’acquisto di materiale da costruzione per il Castrum apud Sanctam Mariam de Monte, originaria denominazione del castello derivante dalla presenza di una vicina abbazia benedettina ormai distrutta.
Costruito direttamente sul banco roccioso, l’edificio domina il paesaggio della Murgia.
Il numero otto e la forma ottagonale rappresentano gli elementi caratterizzanti del Castello. Attorno al cortile ottagonale si dispongono sia al piano terra che al primo piano otto sale a pianta trapezoidale, a formare un ottagono, sui cui spigoli si innestano otto torri di analoga forma.
Il castello è fortemente connotato dalla coesistenza di matrici culturali profondamente differenti, ma perfettamente integrate fra loro. L’eco dell’arte romanica si coglie nei leoni aggettanti del portale monumentale, mentre la matrice gotica è evidente nelle ogive di portali e volte, nei capitelli a crochet e nell’espressionismo di telamoni e mensole delle torri scalari; influenze classiche sono, invece, evidenti nei fregi e nelle cornici delle porte-finestre affacciate sul cortile, nelle foglie di acanto di alcuni capitelli in marmo, nell’impaginazione del portale. I resti del mosaico pavimentale della sala a piano terra e l’utilizzo di materiali diversi – pietra calcarea, marmo venato, breccia corallina – rinviano, invece, all’area islamica.
Questi materiali di colore diverso dovevano creare effetti cromatici di grande suggestione: pietra calcarea nei paramenti murari, breccia corallina nelle monofore e nei portali, marmo nei pilastri al primo piano. Lastre di breccia corallina e di marmo probabilmente rivestivano in origine anche le pareti delle sale.
Sebbene privo di alcuni degli elementi tipici dell’architettura militare medievale, quali il fossato, il castello, ben visibile a grande distanza, svolgeva un ruolo importante come anello di congiunzione fra la linea difensiva costiera e quella dell’entroterra.

Acquistato dallo Stato italiano nel 1876, il Castello è oggi sede di mostre, concerti, conferenze e iniziative culturali.

Galleria Fotografica

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Foreste primordiali di faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa

Le Foreste primordiali di faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa sono un sito seriale e transnazionale che comprende in tutto 77 parti componenti. Rappresentano un esempio eccezionale di un complesso di foreste temperate inalterate dal fattore antropico e mostrano i modelli ecologici più completi e globali e rappresentano gli sviluppi puri e misti dei faggi attraverso una varietà di condizioni ambientali in Europa. Contengono una riserva genetica inestimabile di faggi e molte specie associate e dipendenti da questi habitat forestali.

Iscrizione alla Lista del patrimonio Mondiale:

Cracovia (Polonia), 2-12 luglio 2017

Criteri iscrizione

(ix): Le Foreste primordiali di faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa sono indispensabili per comprendere la storia e l’evoluzione del genere Fagus che, data la sua ampia distribuzione nell’emisfero settentrionale e la sua importanza ecologica, è significativo a livello mondiale. Queste foreste temperate, inalterate e complesse, presentano i modelli ecologici più completi e globali e rappresentano gli sviluppi puri e misti dei faggi attraverso una varietà di condizioni ambientali in Europa, così come le condizioni climatiche e geologiche, in tutte le regioni interessate del bosco di faggi europei. Comprendono tutte le aree altimetriche dalla costa fino alla linea forestale in montagna e, inoltre, includono i migliori esempi rimanenti dei confini esterni dell’ampiezza delle foreste di faggi europei. Il faggio è uno degli elementi più importanti delle foreste del bioma delle foreste temperate di latifoglie e rappresenta un esempio eccezionale della ricolonizzazione e dello sviluppo di ecosistemi e colonie/coorti terrestri dall’ultima era glaciale. L’espansione continua del nord e ovest del faggio dalle sue originali aree di rifugio dai ghiacci nelle regioni orientali e meridionali dell’Europa può essere tracciata lungo corridoi naturali e pietre miliari che attraversano il continente. Cambiamenti più recenti nel modello di distribuzione di questa specie riguardano le influenze dirette dei dissestamenti antropici e gli effetti più complessi dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Entrambi i modelli di distribuzione storici e presenti rappresentano strategie evolutive naturali per adattarsi e sopravvivere ai cambiamenti ambientali. La prevalenza del faggio in vaste aree d’Europa è una testimonianza vivente dell’adattabilità genetica dell’albero.

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Le tre componenti italiane

Le fortificazioni veneziane di Bergamo

La città fortificata di Bergamo rappresenta l’estremità più occidentale del sistema di difesa dello Stato di Terra della Serenissima per difendersi dalle potenze europee. Le mura di Bergamo vennero costruite fra il 1561 e il 1588 dalla Repubblica di Venezia su progetto degli ingegneri Francesco Malacreda e Genesio Bersani per arginare gli attacchi nemici, anche se non subì mai assedi. Le fortificazioni hanno un tracciato di oltre 6 chilometri e comprende 14 baluardi, 2 piattaforme, 100 aperture per bocche da fuoco, 2 polveriere, 4 porte: Sant’Agostino, San Giacomo, Sant’Alessandro e Garibaldi (già San Lorenzo). Per realizzare le Mura vennero demoliti oltre 250 edifici, di cui 8 religiosi, tra cui rientrano anche la cattedrale di Sant’Alessandro e il convento domenicano di Santo Stefano: questo il motivo delle otto scomuniche lanciate durante i lavori. Alcuni tratti di fortificazione erano già presenti in epoca romana ma agli inizi del Cinquecento si trovavano in condizioni di estrema decadenza e vennero quasi totalmente sostituite dalla nuova opera. A lavori conclusi, il perimetro della fortificazione risultò del tutto nuovo e non includeva alcuna parte di opere da difesa precedenti. Il perimetro comprende il sistema fortificato veneziano nella sua complessità di mura interne (bastionate) ed esterne, con elementi fortificati come i Forti di San Vigilio e di San Domenico e la Cittadella e la Rocca.

Le fortificazioni veneziane di Peschiera

La città fortificata di Peschiera del Garda è un collegamento, essenziale per uno Stato così vasto e ramificato, tra Venezia e i suoi territori più occidentali situati oltre il fiume Mincio. E’ caratterizzata da una pianta pentagonale, comprende l’intero centro abitato all’interno del pentagono bastionato ed è l’unica dell’intero sistema collocata in un contesto lacustre; sono stati inclusi nella fortificazione anche elementi idrici come il Canale di Mezzo, ramificazione del Mincio, navigabile già al tempo dei romani. Quando la piazzaforte di Peschiera passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia, le fortificazioni vennero rinnovate secondo i criteri adottati in quell’epoca: la cinta venne quindi terrapienata e bastionata su progetto redatto da Guidobaldo della Rovere. Questa nuova cinta fortificata alla moderna seguiva l’andamento di quella medievale, quindi con cinque lati ma con cinque angoli protetti da bastioni. Lungo la cinta vennero inoltre aperte due porte, porta Verona e porta Brescia, poste in direzione delle strade che conducevano alle due importanti città. Intorno alla metà del Cinquecento la Rocca Scaligera venne modificata e terrapienata per adeguarla alle necessità delle moderne artiglierie. Nel 1797 la fortezza passò sotto il dominio dell’Impero austriaco: che la trasformarono in piazzaforte che diventò un robusto caposaldo del Quadrilatero, insieme a Legnago, Mantova e Verona.

Le mura fortificate di Palmanova

Palmanova fu fondata il 7 ottobre 1593 e progettata per ospitare ventimila persone. La fortezza della città doveva costituire il centro strategico per neutralizzare gli attacchi ottomani dall’Oriente e gli attacchi dall’Austria.  E’ l’unica città di nuova fondazione inserita nel sito UNESCO e perfetta sintesi tra aspetti militari e aspetti civili delle città utopiche rinascimentali. La fortezza cittadina si presenta come un nucleo urbano di 70 ettari, contenuto all’interno di tre cinte murarie concentriche, due mura veneziane e il perimetro più esterno è francese, che conferiscono a Palmanova la sua forma a stella a nove punte. L’area abitata è organizzata seguendo rigidi moduli geometrici e si estende in stretta connessione con il perimetro fortificato; questi due elementi rappresentano un insieme in cui ogni opera di costruzione è collegata in forma e funzione alla struttura militare. Palmanova rimase per più di duecento anni sotto il dominio della Serenissima (1593-1797), fino a quando Napoleone la conquistò. Dopo la caduta di Napoleone Palmanova rientrò a far parte dell’eterogeneo impero asburgico fino al 1866, con la sola parentesi dell’insurrezione del 1848, quando la fortezza subì un lungo assedio da parte delle truppe austriache.