Informazioni utili

Ubicazione

– Regione: Sardegna.

– Province: Sassari, Nuoro, Oristano, Sud Sardegna e Città Metropolitana di Cagliari.

– Principali siti archeologici inclusi nel patrimonio seriale: Anghelu Ruju (Alghero), Sant’Andrea Priu (Bonorva), Montessu (Villaperuccio), Monte Siseri (Putifigari), Mesu ’e Montes (Ossi), Ispiluncas (Sedilo), S’Incantu (Putifigari) e numerose altre necropoli diffuse sul territorio regionale.

Sito web di riferimento

Domus de Janas UNESCO

Fonti

Informazioni tratte dal sito della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e dal Centro del Patrimonio Mondiale UNESCO.

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Un po’ di storia…

La storia delle domus de janas  si sviluppa nell’arco di oltre tre millenni: le prime furono realizzate durante il Neolitico Medio, intorno alla metà del V millennio a.C., e il loro utilizzo, trasformazione e riadattamento proseguirono fino alle fasi finali del Neolitico, all’Eneolitico e agli inizi dell’Età del Bronzo. Scavate direttamente nelle pareti rocciose, spesso all’interno di affioramenti di calcare o altre rocce facilmente lavorabili, le domus de janas furono realizzate attraverso un complesso lavoro di estrazione e modellazione della pietra. Le comunità preistoriche utilizzavano strumenti in pietra dura e, nelle fasi più recenti, anche utensili in metallo, procedendo dall’esterno verso l’interno per creare ambienti sempre più articolati. Alcune tombe erano semplici camere funerarie, mentre altre raggiungevano una notevole complessità architettonica, con numerosi vani comunicanti, corridoi, pilastri, nicchie e dettagli scolpiti che richiamavano simbolicamente le abitazioni dei vivi. Le domus de janas erano spesso organizzate in necropoli, veri e propri luoghi collettivi destinati alla sepoltura di intere comunità. Alcuni complessi comprendono decine di tombe distribuite lungo pareti rocciose o colline, creando paesaggi funerari di grande valore archeologico e culturale. Le sepolture erano generalmente collettive e potevano accogliere più individui appartenenti allo stesso gruppo familiare o comunitario. I defunti venivano deposti insieme a corredi funerari composti da oggetti personali, strumenti, ceramiche, ornamenti e altri elementi che accompagnavano il passaggio nell’aldilà, secondo pratiche rituali che testimoniano una complessa concezione del rapporto tra vita, morte e mondo degli antenati. Alcune domus de janas rappresentano vere e proprie opere d’arte della preistoria europea grazie alla presenza di motivi decorativi scolpiti nella roccia, come spirali, elementi geometrici, protomi taurine e altri simboli legati alla sfera rituale. La storia delle domus de janas non si conclude con il loro abbandono come luoghi funerari. Nel corso dei secoli molte furono riutilizzate, trasformate o reinterpretate dalle comunità locali: alcune divennero ricoveri, ambienti agricoli, abitazioni temporanee o luoghi di culto. Questo lungo processo di frequentazione dimostra come questi monumenti siano rimasti punti di riferimento nel paesaggio e nella memoria collettiva, continuando a svolgere un ruolo nella relazione tra le comunità e il territorio. Anche il loro nome racconta la persistenza di questa relazione. Secondo la tradizione popolare sarda, infatti, le domus de janas erano considerate le dimore delle janas, piccole creature leggendarie simili a fate che abitavano nelle cavità della roccia. Queste narrazioni, tramandate nel tempo, hanno contribuito a conservare il ricordo di luoghi antichissimi anche quando la loro funzione originaria era ormai perduta.

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La tradizione funeraria nella Preistoria della Sardegna – Le domus de janas

Le domus de janas, conosciute anche come “case delle fate”, rappresentano uno dei più straordinari patrimoni archeologici della Sardegna e dell’intero Mediterraneo occidentale. Si tratta di tombe ipogeiche scavate nella roccia, realizzate tra il V e il III millennio a.C., che testimoniano le pratiche funerarie, le credenze spirituali e l’evoluzione sociale delle comunità preistoriche sarde.

Il sito seriale UNESCO “La tradizione funeraria nella Preistoria della Sardegna – Le domus de janas” comprende un insieme di necropoli e monumenti funerari distribuiti in tutta l’isola, soprattutto nella Sardegna centro-settentrionale. Le strutture, caratterizzate da ambienti articolati, decorazioni simboliche e motivi scolpiti o dipinti, rappresentano la più vasta manifestazione di architettura funeraria ipogea del Mediterraneo occidentale.

Le domus de janas mostrano il legame profondo tra il mondo dei vivi e quello dei morti nelle società neolitiche e prenuragiche. Molte tombe riproducono infatti elementi delle abitazioni dell’epoca, come porte, soffitti, colonne e false travi scolpite nella pietra, trasformando il sepolcro in una vera e propria “casa eterna” destinata ai defunti.

Iscrizione alla Lista Patrimonio Mondiale

Parigi (Francia), 12 luglio 2025

Criteri iscrizione

Criterio (iii): Le domus de janas costituiscono una testimonianza unica ed eccezionale di una tradizione culturale scomparsa legata al culto dei morti e alle credenze sull’aldilà sviluppate dalle comunità preistoriche della Sardegna tra il V e il III millennio a.C. La varietà architettonica, la ricchezza decorativa e l’evoluzione planimetrica delle tombe documentano in modo straordinario l’organizzazione sociale, i rituali funerari e la spiritualità delle prime comunità stanziali dell’isola.

Le decorazioni scolpite e dipinte, come spirali, corna taurine e motivi simbolici, testimoniano inoltre i rapporti culturali tra la Sardegna e le altre civiltà del bacino euro-mediterraneo durante il Neolitico e l’Età del Rame.

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Incontri e territori. Designazioni UNESCO a confronto

il progetto è nato dall’esigenza di creare spazi strutturati di confronto e discussione sui temi prioritari legati alla gestione del Patrimonio Mondiale, rivolti sia ai tecnici che agli amministratori e alla rappresentanza politica per sottolineare le responsabilità condivise relative alla tutela e la gestione del Patrimonio Mondiale e altre designazioni UNESCO.

Il progetto ha coinvolto circa 300 partecipanti tra amministratori, tecnici, gestori, università e
rappresentanti di organismi nazionali e internazionali, articolandosi in cinque incontri (in presenza
e in linea) e accompagnandosi alla traduzione in italiano del Set di Strumenti per rafforzare il
nostro patrimonio 2.0
(in inglese Enhancing Our Heritage Toolkit 2.0).

Consulta e scarica il manuale in italiano: “Set di strumenti per rafforzare il nostro patrimonio 2.0”

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IX Meeting dell’European Network of World Heritage Associations

Florence hosted the IX Meeting of the European Network of World Heritage Associations from October 10 to 12.
The meeting brought together various European entities to discuss shared topics and initiatives and its organization is made possible thanks to the financial support of the Italian Ministry of Tourism.

The event opened on October 10 with institutional greetings from Deputy Mayor Jacopo Vicini, responsible for Economic Development, Tourism, Fairs, and Congresses. Following these, Enrico Vicenti, Secretary General of the Italian National Commission for UNESCO, and Adele Cesi, National Focal Point for the implementation of the World Heritage Convention at the Ministry of Culture, addressed the attendees.

Representatives from 12 European countries then took the stage, presenting the projects developed by their respective Associations over the past year. The day concluded with contributions from Maria Del Pozo Lopez, Alianza de Paisajes Culturales y Sitios Afines Patrimonio Mundial, and Valerie Magar from ICCROM, who introduced the upcoming European Forum of Site Managers, scheduled for April 2025 in Granada, Spain.

On October 11, Peter Debrine, Head of the Sustainable Tourism Program led by UNESCO World Heritage Centre, delivered a presentation titled “Interpretation, Marketing, and Visitor Management: Sustainable Strategies for World Heritage Conservation.” He stressed the importance of establishing Visitor Centers that promote alternatives to the traditional sites suffering from overtourism, while highlighting the potential of World Heritage designation as a tool to engage and empower visitors in heritage conservation.

Carla Toffolo, representing Europa Nostra, contributed remotely with insights on the European Heritage Hub and its potential for the future development of the network.

The second day of discussions focused on future developments for the European Network of World Heritage Associations, with participants engaging in meaningful exchanges on collaborative projects and long-term strategies.

IX Riunione ENWHA foto di gruppo

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