La storia delle domus de janas si sviluppa nell’arco di oltre tre millenni: le prime furono realizzate durante il Neolitico Medio, intorno alla metà del V millennio a.C., e il loro utilizzo, trasformazione e riadattamento proseguirono fino alle fasi finali del Neolitico, all’Eneolitico e agli inizi dell’Età del Bronzo. Scavate direttamente nelle pareti rocciose, spesso all’interno di affioramenti di calcare o altre rocce facilmente lavorabili, le domus de janas furono realizzate attraverso un complesso lavoro di estrazione e modellazione della pietra. Le comunità preistoriche utilizzavano strumenti in pietra dura e, nelle fasi più recenti, anche utensili in metallo, procedendo dall’esterno verso l’interno per creare ambienti sempre più articolati. Alcune tombe erano semplici camere funerarie, mentre altre raggiungevano una notevole complessità architettonica, con numerosi vani comunicanti, corridoi, pilastri, nicchie e dettagli scolpiti che richiamavano simbolicamente le abitazioni dei vivi. Le domus de janas erano spesso organizzate in necropoli, veri e propri luoghi collettivi destinati alla sepoltura di intere comunità. Alcuni complessi comprendono decine di tombe distribuite lungo pareti rocciose o colline, creando paesaggi funerari di grande valore archeologico e culturale. Le sepolture erano generalmente collettive e potevano accogliere più individui appartenenti allo stesso gruppo familiare o comunitario. I defunti venivano deposti insieme a corredi funerari composti da oggetti personali, strumenti, ceramiche, ornamenti e altri elementi che accompagnavano il passaggio nell’aldilà, secondo pratiche rituali che testimoniano una complessa concezione del rapporto tra vita, morte e mondo degli antenati. Alcune domus de janas rappresentano vere e proprie opere d’arte della preistoria europea grazie alla presenza di motivi decorativi scolpiti nella roccia, come spirali, elementi geometrici, protomi taurine e altri simboli legati alla sfera rituale. La storia delle domus de janas non si conclude con il loro abbandono come luoghi funerari. Nel corso dei secoli molte furono riutilizzate, trasformate o reinterpretate dalle comunità locali: alcune divennero ricoveri, ambienti agricoli, abitazioni temporanee o luoghi di culto. Questo lungo processo di frequentazione dimostra come questi monumenti siano rimasti punti di riferimento nel paesaggio e nella memoria collettiva, continuando a svolgere un ruolo nella relazione tra le comunità e il territorio. Anche il loro nome racconta la persistenza di questa relazione. Secondo la tradizione popolare sarda, infatti, le domus de janas erano considerate le dimore delle janas, piccole creature leggendarie simili a fate che abitavano nelle cavità della roccia. Queste narrazioni, tramandate nel tempo, hanno contribuito a conservare il ricordo di luoghi antichissimi anche quando la loro funzione originaria era ormai perduta.












































