Informazioni utili

La cosiddetta core zone è estesa per 9197,45 ha e comprende i Comuni di Valdobbiadene, Vidor, Miane, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Follina, Cison di Valmarino, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Revine Lago, Tarzo e Vittorio Veneto.
La buffer zone, area di protezione al sito, si estende per 9769,80 ha e comprende, oltre ai territori ricadenti nella core zone, i Comuni di Susegana, Conegliano e San Vendemiano.

Il sito riconosce un’ulteriore area a protezione del sito, definita commitment zone, che comprende i Comuni di Segusino, Moriago della Battaglia, Sernaglia della Battaglia, Santa Lucia di Piave, Mareno di Piave, Vazzola, Codognè, San Fior, Godega di Sant’Urbano, Colle Umberto, Cordignano, Cappella Maggiore, Sarmede, Fregona.

www.collineconeglianovaldobbiadene.it

Focus sui principali caratteri del sito

Nel paesaggio viticolo delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene vi si riconoscono tre principali attributi, che connotano e caratterizzano la dichiarazione di valori universali per la quale il bene è stato riconosciuto patrimonio dell’umanità.

Il primo elemento che vi si riconosce in questo territorio è il sistema geomorfologico a cordonate, definito “hogback”, che caratterizza la fascia collinare tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto, sia da un punto di vista scenografico, sia come fattore limitante per la sua secolare antropizzazione ed utilizzo agricolo.

In questo particolare ambiente l’uomo ha saputo adattarsi a questa particolare morfologia del territorio, coltivando la vite su ciglioni inerbiti, secondo elemento che contraddistingue queste colline. Il ciglione è una soluzione adattiva originale alla forte pendenza collinare, costituita dalla realizzazione di piccoli terrazzi in terra inerbita. Espressione dell’ottimizzazione delle tecniche viticole, nata probabilmente dall’osservazione di alcuni ciglioni “naturali”, questa pratica contribuisce alla solidità dei versanti grazie alla loro risistemazione idraulica, in particolar modo riducendo l’erosione del suolo.
Le misure di queste terrazze variano dai 1-2 metri di altezza e dai 2-4 metri in larghezza.
Nel territorio collinare del sito la presenza dei ciglioni è stimata al 20,5%, di questi il 67,33% è collocato in versanti pendenti tra il 15° e 60° e il 32% nei versanti meno ripidi compresi tra 0,5° e 15°.

I viticoltori hanno saputo creare un paesaggio vitivinicolo inframmezzato da boschi, alberi da frutto, prati incolti. Un paesaggio a mosaico, generato da diverse “tessere”, la cui integrità è testimoniata dal dato che registra un lieve calo della varietà delle cosiddette “patches”: si tratta, infatti, di un 7% dal 1960 al 2015.
La forte parcellizzazione che caratterizza la proprietà di questi terreni, fa sì che la gestione e manutenzione del territorio sia affidata a una moltitudine di persone diverse (i soli viticoltori che lavorano queste terre sono rappresentati da circa 3300 famiglie) e che l’estensione media di una “tessera” è di 5 ettari.
Il paesaggio delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene risulta così essere fortemente parcellizzato e interconnesso, caratterizzato da parcelle vitate intervallate da una forte presenza di elementi boscati ed improduttivi che funzionano come un’efficace rete ecologica in grado di fornire servizi ecosistemici di qualità.

Un po’ di storia…

Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene rappresentano un paesaggio culturale rurale, caratterizzato prevalentemente dalla viticoltura e il cui risultato è dovuto dalla continua interazione tra uomo e ambiente. Un paesaggio in continua evoluzione, le cui significative prove materiali prodottesi nel corso del tempo sono tangibili e sono rappresentative anzitutto della condizione di partenza di marginalità del sito.

Testimonianze descrittive della coltivazione della vite nelle colline dell’Alta Marca Trevigiana sono rintracciabili sin dall’epoca romana: l’introduzione dei vitigni si affermò soprattutto con i Romani attraverso l’introduzione di nuovi vitigni e alla realizzazione di collegamenti stradali. Con la caduta dell’Impero romano anche la coltura della vite attraversò una fase critica; il suo rilancio si ebbe solo successivamente attraverso il monachesimo benedettino.

Ma il vero impulso alla coltura della vite e alla produzione del vino Prosecco, venne dato nei secoli successivi grazie alla ricerca e gli studi enologici e vitivinicoli. Fulcro di questa propensione alla ricerca è ed è stata la città di Conegliano, dove già nel 1768 venne aggiunta per volere del governo veneto la sezione “Scienza e Agricoltura” all’Accademia degli Aspiranti. L’antica Accademia fu, difatti, la culla degli studi enologici ed agronomici che permisero di trasformare un’agricoltura poverissima in un esempio di successo. La strada non fu facile: si trattava di fare scuola, di insegnare davvero ai contadini il loro mestiere. Questa intuizione portò alla formazione di una vera e propria scuola agraria, che si concretizzò nel 1876 con la fondazione della Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia, prima nel suo genere in Italia. Un sostanzioso contributo alla realizzazione della scuola venne dato da Cerletti e Carpenè, quest’ultimo fondatore nel 1868 anche della Società Enologica Trevigiana, che aveva lo scopo principale di migliorare la manifattura del vino trevigiano e renderlo commerciabile all’estero.
Nel 1923 venne fondata, sempre nella città di Conegliano, la Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia, organismo indipendente dalla scuola, ma operante sotto la guida dei docenti.
Il contributo di questi due istituti fu determinante, non solo per il perfezionamento delle tecniche di produzione del vino, ma anche per il ridisegno del paesaggio rurale, che nel Novecento vide specializzarsi sempre più nella coltivazione della vite passando da una viticoltura a vite maritata a quella specializzata “a palo secco”.

Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Il sito, collocato in provincia di Treviso, comprende una fascia collinare che da Valdobbiadene si estende verso est fino al Comune di Vittorio Veneto. Quest’area è caratterizzata da una particolare conformazione geomorfologica, denominata hogback, costituita da una serie di rilievi irti e scoscesi allungati in direzione est-ovest e intervallati da piccole valli parallele tra loro.
In questo ambiente, l’uomo ha saputo nei secoli adattarsi, modellando le ripide pendenze e perfezionando la propria tecnica agricola. Espressione di questa capacità adattiva è il ciglione, una particolare tipologia di terrazzamento, che utilizza la terra inerbita al posto della pietra e che viene preferita ad altre sistemazioni poiché contribuisce alla solidità dei versanti e riduce l’erosione del suolo.
Il lavoro di migliaia di piccoli viticoltori ha permesso la creazione di un paesaggio agrario molteplice sia nelle forme che nella composizione. Un paesaggio definito “a mosaico”, fortemente parcellizzato e interconnesso, caratterizzato da appezzamenti vitati intervallati da un’importante presenza di elementi boscati ed improduttivi che funzionano come un’efficace rete ecologica in grado di fornire servizi eco-sistemici di qualità.

Iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO
Baku, Azerbaijan – 7 luglio 2019

Criterio di iscrizione
(V) Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono un paesaggio viticolo derivante dall’interazione della natura e dell’uomo nel corso dei diversi secoli. L’adattamento alle dorsali collinari e la loro trasformazione ha richiesto lo sviluppo di pratiche specifiche dell’uso del suolo, già dal XVII Secolo. Nei secoli l’uomo ha saputo perfezionare la gestione del vigneto a mano sui pendii ripidi e creare delle terrazze erbose, conosciute come ciglioni, che seguono i contorni del paesaggio e favoriscono la stabilizzazione dei terreni. Il risultato è quello di un paesaggio caratterizzato da vigneti che contribuiscono a configurare le caratteristiche estetiche del paesaggio, con file perpendicolari di viti alte, intervallate da insediamenti rurali, foreste e piccoli boschi.

Castel del Monte

Con un mandato del 29 gennaio 1240, da Gubbio, Federico II di Hohenstaufen ordinò l’acquisto di materiale da costruzione per il Castrum apud Sanctam Mariam de Monte, originaria denominazione del castello derivante dalla presenza di una vicina abbazia benedettina ormai distrutta.
Costruito direttamente sul banco roccioso, l’edificio domina il paesaggio della Murgia.
Il numero otto e la forma ottagonale rappresentano gli elementi caratterizzanti del Castello. Attorno al cortile ottagonale si dispongono sia al piano terra che al primo piano otto sale a pianta trapezoidale, a formare un ottagono, sui cui spigoli si innestano otto torri di analoga forma.
Il castello è fortemente connotato dalla coesistenza di matrici culturali profondamente differenti, ma perfettamente integrate fra loro. L’eco dell’arte romanica si coglie nei leoni aggettanti del portale monumentale, mentre la matrice gotica è evidente nelle ogive di portali e volte, nei capitelli a crochet e nell’espressionismo di telamoni e mensole delle torri scalari; influenze classiche sono, invece, evidenti nei fregi e nelle cornici delle porte-finestre affacciate sul cortile, nelle foglie di acanto di alcuni capitelli in marmo, nell’impaginazione del portale. I resti del mosaico pavimentale della sala a piano terra e l’utilizzo di materiali diversi – pietra calcarea, marmo venato, breccia corallina – rinviano, invece, all’area islamica.
Questi materiali di colore diverso dovevano creare effetti cromatici di grande suggestione: pietra calcarea nei paramenti murari, breccia corallina nelle monofore e nei portali, marmo nei pilastri al primo piano. Lastre di breccia corallina e di marmo probabilmente rivestivano in origine anche le pareti delle sale.
Sebbene privo di alcuni degli elementi tipici dell’architettura militare medievale, quali il fossato, il castello, ben visibile a grande distanza, svolgeva un ruolo importante come anello di congiunzione fra la linea difensiva costiera e quella dell’entroterra.

Acquistato dallo Stato italiano nel 1876, il Castello è oggi sede di mostre, concerti, conferenze e iniziative culturali.

Galleria Fotografica

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